4 domande Tecniche a josè Mourinho… l’allenatore dell’Inter di Moratti

José Mario dos Santos Felix Mourinho
Su cosa si focalizza maggiormente nelle sue sedute di allenamento?
“Ho un piano all’inizio della stagione e cerco di non perdere tempo; mi concentro sulle mie idee tattiche di squadra.
Annoto le mie idee e le comunico a tutti all’interno del club. Gli aspetti tattici sono
al centro di tutto il processo. Come ho detto prima, credo in un metodo globale.
Il preparatore fisico della squadra, per esempio, lavora con me sui sistemi tattici dando consigli sul tempo, la distanza e lo spazio. Il mio obiettivo è sviluppare gli aspetti tattici del gioco:
-come pressare, quando pressare,
-“les transitions” (movimenti e reazioni coordinate relative al “rubare palla”:ci sembra questo il concetto più rispondente al termine, possesso palla, il gioco di trasferimento.
Dopo questo, bisogna lavorare su altri elementi: gli aspetti fisici e psicologici fanno parte degli esercizi. Viene fatto un lavoro individuale quando ci accorgiamo che i giocatori ne hanno bisogno.
Dobbiamo spesso suddividere i giocatori in gruppi in funzione della loro condizione fisica e della durata di gioco che hanno sopportato. L’accento del lavoro è sempre sull’aspetto tattico”.
Come descrive il suo stile di allenatore?
“C’è stata un’evoluzione nel mio stile, oggi sono diverso da cinque anni fa. Rispetto alla partite sono molto più analitico durante il primo tempo perché è lì che devo aiutare la mia squadra.
E’ difficile comunicare con i giocatori durante una partita di alto livello. Per questa ragione non grido troppo, ma prendo appunti, sempre unicamente in questa prima frazione.
Analizzo il secondo tempo a casa, a cose fatte. Nella discussione con la squadra dopo il primo tempo cerco di controllare le mie emozioni e di essere come la squadra si augura che io sia: ciò significa che io posso essere calmissimo, così come posso liberare le mie emozioni se questo è ciò che la squadra si aspetta da me.
C’è sempre un aspetto emozionale, così come c’è sempre un contributo tattico. C’è sempre qualcosa da dire alla squadra dopo il primo tempo, invece alla fine è meglio non dire niente perché i giocatori non sono pronti per delle analisi.
Globalmente direi che ho uno stile di conduzione flessibile, anche se sono molto esigente in allenamento.
Ho sempre avuto la possibilità di avere più di un campo di allenamento. Preparo così le sedute in maniera da poter passare da una situazione a un’altra con un tempo di lavoro molto elevato e un tempo di riposo molto ridotto.
Noi cerchiamo la qualità e una grande intensità durante brevi periodi. I giocatori lavorano più volentieri, in Portogallo come in Inghilterra o in Spagna, se l’allenamento è ben organizzato e serio e se conoscono le finalità degli esercizi”.
Quali tendenze tattiche individua nel calcio moderno?
“Les transitions” sono diventate decisive. Quando l’avversario è organizzato in difesa è molto difficile fare gol.
Ma quando l’avversario perde il pallone può esserci il tempo per sfruttare un’occasione,
trovando forse un altro avversario fuori posizione. Allo stesso modo, quando noi perdiamo il pallone dobbiamo reagire immediatamente.
In allenamento faccio giocare a volte un minimo di cinque giocatori dietro il pallone, in modo che, se lo perdiamo, possiamo continuare a mantenere una buona disposizione difensiva. I giocatori devono imparare a leggere il gioco: quando bisogna pressare e quando bisogna ripiegare in difesa.
Tutti dicono che sono le palle inattive a far vincere le partite; io penso invece che “les transitions” siano più importanti”.
Quali sono le qualità principali che lei cerca in un giocatore?
“Ancora una volta ho un approccio globale. Metto a punto dei profili per ogni ruolo in termini di personalità, qualità atletiche, tecniche, eccetera.
Certo, se un giocatore manca di velocità non ha alcuna possibilità nel calcio di alto livello. Però si può avere un centrocampista che è rapido mentalmente e che può essere competitivo nonostante il ritmo elevato.
Inoltre nel calcio occorrono due grandi difensori per via della tattica dei palloni lunghi utilizzata da molte squadre”.
Intervista con Mourihno








