N. 3 – I 5 errori più comuni che gli sportivi fanno nella preparazione mentale
Posted on gennaio 21, 2009
Filed Under 4-Preparazione Mentale
Errore N° 3. Danno potere alle loro paure invece di trasformarle in un vantaggio competitivo
Tutte le emozioni e gli stati d’animo che viviamo, secondo la tradizione orientale rappresentano altrettanti messaggi che il nostro corpo ci invia per comunicare con noi in maniera produttiva riguardo a ciò che stiamo vivendo.
Se viviamo un’emozione o uno stato d’animo come la paura riguardo a una determinata situazione o prestazione che dobbiamo fornire dipende esclusivamente dal significato che noi gli diamo.
Possiamo scegliere di darle un senso negativo, di blocco, che non ci permetterà altro che di rimanere incantati senza sapere che direzione prendere.
Possiamo scegliere di impegnarci per capire l’origine di questa paura, chiedendoci il “perché” e focalizzandoci esattamente sull’argomento che ci causa questo stato emozionale nella convinzione che una volta capitane razionalmente la causa sapremo cosa fare.
Oppure possiamo scegliere di interpretare questo segnale che il corpo ci manda come un sintomo positivo, uno speciale campanello d’allarme mediante il quale il nostro organismo ci sta comunicando che ci troviamo di fronte ad un impegno che richiede la nostra massima attenzione e l’espressione delle nostre migliori qualità e potenzialità al livello più alto perché in qualche modo riveste un’importanza particolare.
E in questo caso tra tutte le strategie decisionali che possiamo avere a nostra disposizione la peggiore è quella di focalizzasi proprio su quel mostro che ci spaventa così tanto, la paura – avete mai notato che nelle nostre rappresentazioni mentali abbiamo la tendenza a rappresentarci le cose che ci spaventano come molto più grandi di quello che sono in realtà (quante volte una volta che avete affrontato ciò che vi spaventava avete esclamato…tutto qui?
Che stupido che ero stato a farmi bloccare da questo.
Si dice che per uccidere un mostro sia più facile affrontandolo quando è appena nato e ancora non è diventato molto forte…
Ricordo momenti di attesa interminabili quando d’estate si decideva di fare i tuffi dagli scogli e ad un certo punto a furia di salire si arrivava ad un punto, magari appena cinquanta centimetri più in alto della piattaforma precedente, in cui improvvisamente l’altezza incominciava a farsi sentire e allora o si saltava immediatamente oppure…
…iniziava un vero supplizio fatto di decisioni e ripensamenti, di paure, di scariche di adrenalina e di omenti di coraggio fino a che o qualcuno ci spingeva o stremati dalla posizione scomoda si preferiva tuffarsi prima di diventare troppo deboli e rischiare troppo.
Come affrontare queste situazioni che a livelli diversi per intensità, importanza del contesto e possibili conseguenze, ciascuno di noi si trova a dover vivere? Le strategie di gestione della paura possono essere molteplici, a partire dalla presa di coscienza del fatto che la paura è qualcosa che non esiste concretamente, ma solamente come rappresentazione della nostra mente e che non è altro che un campanello d’allarme che ci dice di dare il meglio di noi stessi.
Passando ad un approccio non altrettanto razionale seguite questi passi, mutuati da una tecnica di PNL, Programmazione Neuro- Linguistica (anche in questa occasione conviene che vi facciate leggere le istruzioni, oppure che ve le registriate su un nastro):
1. Pensate a una situazione verso la quale provate una sensazione di paura.
2. Chiudete gli occhi e individuate da quale zona del corpo parte questa sensazione (spesso dallo sterno, dallo stomaco, o dalla base del collo, ma ognuno di noi e ogni situazione è differente).
3. In quale direzione va questa sensazione? Sale verso l’alto, scende, si muove lateralmente o in diagonale?
4. A questo punto notate quale direzione segue per tornare nel punto di partenza. Come gira il cerchio che forma? In avanti, indietro, in orizzontale?
5. Mantenete gli occhi chiusi ed aumentate la velocità di rotazione della sensazione.
6. Prendete questa rotazione e spostatela al di fuori del vostro
corpo, davanti a voi.
7. Contate fino a tre e ribaltate la circonferenza che rappresenta
la vostra sensazione in maniera che il senso di rotazione risulti inverso rispetto al precedente.
8. Mentre ne aumentate la velocità di rotazione, riportatela all’interno del vostro corpo.
9. Continuate a farla girare e aprite gli occhi.
10. Pensate ora a quella situazione, com’è cambiata la vostra sensazione al riguardo?
Ancora una volta abbiamo scoperto una delle straordinarie capacità del nostro organismo, ora sta a voi trovarne l’applicazione migliore per le situazioni che fanno parte della vostra realtà agonistico sportiva.
Con affetto,
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www.marcovalerioricci.net
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