L’importanza dei compiti dell’allenatore di calcio in seconda di Walter Mazzarri [6 parte]
Posted on giugno 30, 2010
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Puntata 6
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Spessissimo, invece, mi capitava di avere a che fare con una parte determinata del gruppo (l’esempio più ricorrente è quello relativo ai calciatori che non hanno giocato durante la gara ufficiale), e di dover organizzare quindi un allenamento per loro, sempre seguendo le indicazioni dell’allenatore in prima, ma avendo ampia possibilità di scegliere la tipologia del lavoro.
Questi momenti sono di basilare importanza sia per instaurare col gruppo quel rapporto diretto che consente, come spesso accade, di far “respirare l’aria dello spogliatoio” meglio al secondo che non al primo, sia per acquistare una certa credibilità proponendosi con propri concetti e proprie idee, ed infine, ma non meno importante, per capire a fondo la validità o meno del proprio lavoro, nonché la propensione o meno a poter prendere in futuro la strada della conduzione diretta di una squadra.
Un altro dei miei compiti come allenatore in seconda, in entrambe le annate, è stato quello di reperire e riordinare in base alle esigenze del mister il materiale relativo alla squadra da incontrare. Innanzitutto mi accordavo con la segreteria generale per inviare gli osservatori a visionare le gare che interessavano, poi davo loro eventuali indicazioni particolari (come seguire in modo speciale i movimenti di un determinato calciatore piuttosto che le posizioni dei singoli nei calci da fermo, ecc.) ed infine raccoglievo le relazioni e le studiavo insieme all’allenatore.
Stessa cosa per le videocassette: mi accordavo con la segreteria per il reperimento, le visionavo insieme al mister ed infine montavo le parti scelte da mostrare alla squadra.
Sebbene a prima vista possa apparire un’attività noiosa, in realtà mi ha stimolato tantissimo cercare di carpire i segreti tecnici degli avversari e soprattutto il discutere come affrontare determinate situazioni e determinati schemi con altri allenatori, in modo da poter conoscere il maggior numero di soluzioni possibile adottate dai migliori esperti del settore ed incrementare così il mio bagaglio personale di esperienze e conoscenze specifiche, in modo da poterle utilizzare in futuro personalizzandole in base alla mia filosofia calcistica.
Per me è stato importantissimo infatti partire dalla base, in quanto, essendo mia volontà divenire un allenatore in prima, e ritenendo basilare conoscere tutti gli aspetti e le responsabilità di questo ruolo, reputo necessario costituirsi un nuovo bagaglio culturale, che per i motivi accennati più sopra, può, e di fatto è, completamente diverso da quello acquisito da calciatore.
A proposito del delicato ruolo di “mediazione” tra l’allenatore e squadra, e di “equilibratore dei meccanismi dello spogliatoio”, che ho come già anticipato è fondamentale e delicatissimo, mi sovviene un esempio che può essere molto più esplicativo di tante parole teoriche: era il periodo del ritiro estivo e passeggiando dopo cena mi è capitato di passare accanto ad un calciatore che stava esternando il suo disappunto per il comportamento del tecnico nei suoi confronti confrontandolo con quello verso altri compagni di squadra.
Conoscendolo già dalle stagioni precedenti mi è stato facile prenderlo sotto braccio e parlargli, facendolo riflettere sul carattere dell’allenatore e sul fatto che comunque a mio parere il fatto che lo stressasse quotidianamente significava comunque che da lui si aspettava tanto e che lo vedeva sicuramente bene.
Dopo la chiacchierata, e dopo essermi fatto promettere che in caso di ulteriori problemi ne avremmo parlato assieme, ci siamo dati un appuntamento simbolico a breve distanza per avere una riprova o meno di quanto avevo detto.
In questa occasione mi sono preso la responsabilità di non riferire all’allenatore di aver appreso dello stato d’animo di quel particolare giocatore, ma il giorno seguente, alla prima occasione buona, gli ho fatto notare che a parer mio certi suoi atteggiamenti nei confronti del calciatore suddetto potevano apparire esagerati ed ingiusti.
Dopo averci riflettuto su tutta la giornata il tecnico stesso, accogliendo il mio consiglio indiretto, ha trovato il modo, con un paio di battute ed una pacca sulla spalla di riavvicinare il calciatore in questione.
In questa maniera credo di aver espletato il mio compito in maniera da non tradire la fiducia di nessuno, ed allo stesso tempo evidenziando un problema comunque esistente.
Di fatto, in effetti, la difficoltà maggiore è proprio quella di stabilire un rapporto di fiducia tale che ti consenta da una parte di essere un buon punto di riferimento per la squadra e dall’altra un fidato consigliere per l’allenatore.
continua: come si diventa allenatore di calcio
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