[lettera al direttore] Mi chiedo perchè?
Posted on dicembre 13, 2011
Filed Under 7- Adulti, 8- Settore Giovanile, Varie
Dalla scrivania di : Andrea Di Rocco. Scrivo questo articolo perchè vorrei delle risposte, vorrei che con i vostri commenti mi aiutaste a capire.
La riflessione di fondo è questa: è giusto che chi non ha mai giocato a calcio non può accedere ai corsi formativi per diventare allenatore di calcio? (per allenatori intendo coloro che allenano le prime squadre, è giusto che gli istruttori nei settori giovanili abbiano capacità tecniche, secondo me però le due figure sono diverse e non da confondere.
E mi chiedo:
è necessario aver calcato i campi di gioco per insegnare una diagonale, una sovrapposizione, la tattica del fuorigioco? O basterebbe avere la possibilità di formarsi con dei corsi organizzati in maniera capillare?
Perchè in altri sport ,come il basket, ci sono casi di gente che non ha mai giocato neanche tra i dilettanti, eppure allena, o ha allenato ai massimi livelli( Dan Peterson)?
Perchè una persona disabile ha diritto all’accesso anche se non ha mai giocato, o lo ha fatto magari fino all’adolescenza, mentre un normodotato con la medesima esperienza (o non esperienza calcistica) non ha gli stessi diritti?
Perchè non si permette una maggiore libertà di accesso ai corsi, e poi si lascia decidere alle società se avvalersi di un allenatore ex calciatore o non ex calciatore?
E poi infine chiedo: se Sacchi che ha giocato tra i dilettanti, e Zeman fino agli allievi dello Sparta Praga hanno allenato grandi campioni, perchè un non ex calciatore non può aspirare ad allenare in ambito dilettantistico?
Andrea Di Rocco
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4 Responses to “[lettera al direttore] Mi chiedo perchè?”
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sono ormai un calciatore in pensione e attualmente un istruttore di scuola calcio. Credo che chi abbia giocato al calcio e non necessariamente essere stato un campione abbia maggiori capacità di insegnare rispetto a chi non ha mai giocato. Ritengo infine che, soprattuto per insegnare in una scuola calcio, ( io alleno gli esordienti anno 99)essere dotato di “piedi buoni” sia una condizione determinante per gli allievi sia per fargli vedere il perfetto gesto tecnico che per la considerazione ” di bravura” che si genera negli atleti verso il mister, che secondo me è uno degli aspetti non secondari nel gruppo.
ma io infatti parlavo di prime squadre
Anch’io sono favorevole ad un allargamento di orizzonti nel campo calcistico, lo stesso Sacchi diceva che: non bisogna essere stati dei cavalli per diventare dei buoni fantini…!Credo anche, che l’essere stati calciatori potrebbe impedire alla maggior parte di essi, una crescita professionale aperta alla ricerca di soluzioni innovative perchè ingabbiati mentalmente a concetti stereotipati, non solo, ma denotano, alcuni soggetti, forme di presunzione professionale dettate dall’essere stati ex calciatori. Infatti l’allenatore che dice che nel settore giovanile bisogna avere ” piedi buoni”per allenare i bambini ne è un tipico esempio, non è questa certamente la sede, comunque per dare soluzioni a quell’allenatore.Premetto che anch’io sono stato un buon calciatore nella famosa ex serie ” D “, è ovvio che gli impedimenti alla realizzazione della tua riflessione caro Andrea, sono da trovare altrove e tutti lo sanno, ma nessuno lo dice……..!!!!
Sarò di parte ,ma penso che Andrea abbia ragione ,a parte che oggi si parla sempre di piu di problem solving anche riguardo al settore dell’attivita di base ,ritengo che alla base dell’essere o meno un buon istruttore ci sia , soprattutto, la voglia di dare il massimo ai propri ragazzi, aggiornandosi e studiando,mettendosi sempre e comunque in discussione. Per far questo non è necessario ,penso, aver calcato un campo da gioco.